La Cop 28: di cosa si tratta?

di Carlotta Bertinelli

La Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, meglio conosciuta come Cop 28, nel 2023 ha avuto luogo a Dubai, negli Emirati Arabi, dal 30 novembre al 12 dicembre.
L’obiettivo della conferenza consisteva nell’affrontare il tema dell’impatto negativo che l’uomo ha sul pianeta Terra e, successivamente, trovare un modo per limitare le emissioni di gas serra.

La Cop è una conferenza che si tiene ogni anno in diverse parti del mondo, e a cui partecipano leader politici, attivisti climatici, giornalisti e ricercatori. Viene organizzata dai paesi che hanno aderito all’ UNFCCC, ovvero il trattato internazionale “Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici”, noto anche come Accordi di Rio.

Sono passati otto anni dalla Cop 21, durante la quale nella capitale francese erano stati approvati gli Accordi di Parigi, che proponevano di limitare la crescita della temperatura media globale di almeno 2 gradi centigradi entro la fine del secolo. Durante la Cop 28, è stato approvato in maniera unanime il testo finale riguardante il Global Stocktake, un bilancio globale che prevede un’attività reportistica sullo stato delle emissioni dei gas, e che indica le linee guida da seguire per contenere il fenomeno del cambiamento climatico, proposte proprio nella Cop del 2015.

Per la prima volta è stata messa per iscritto la volontà di abbandonare definitivamente i combustibili fossili, a tutela della biodiversità, degli ecosistemi e della salute umana.

Tuttavia, ciò che può destare vari dubbi riguarda il fatto che a presiedere la Cop del 2023 sia stato Ahmed al-Jaber, amministratore delegato della Abu Dhabi national oil company, un’azienda statale petrolifera degli Emirati Arabi.
Il rischio della Cop è stato quello di creare un vero e proprio conflitto di interessi, in quanto, affinché una dichiarazione possa essere approvata definitivamente, è necessaria l’unanimità di tutti i 198 delegati presenti, alcuni dei quali, come l’India e la Cina, si trovano in una situazione di forte dipendenza dalla fonte dei combustibili fossili.

Molti paesi si sono schierati a favore del cosiddetto phase-out, ovvero l’uscita definitiva dei combustibili, ma nel documento del Global Stocktake il termine utilizzato è transitioning away, con cui si parla dunque di un’uscita graduale. Il 6 dicembre 2023, infatti, i ministri dell’energia di vari paesi arabi appartenenti all’Opec (Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio) avevano già deciso di schierarsi contro qualsiasi proposta che prevedesse il phase-out, in quanto per la maggior parte di questi paesi, che detengono quasi l’80% delle riserve mondiali, il mercato del petrolio costituisce la maggior fonte di reddito.

La partecipazione dei rappresentanti delle industrie dei combustibili fossili è aumentata a dismisura rispetto alle Cop precedenti, e ha portato l’ovvia indignazione da parte dei gruppi ambientalisti. Le critiche rivolte alla presenza di queste entità hanno portato il resto dei partecipanti a porsi un quesito fondamentale: coloro che hanno sfruttato i combustibili e che se ne sono serviti per creare un mercato, possono davvero intervenire e far parte del cambiamento?

Questa problematica trova le proprie radici nel modello su cui si basa la Cop, che prevede la ricerca di un accordo unanime tra circa 200 governi. Risulta evidente che si tratta di un meccanismo alquanto paradossale, dal momento che ognuno di questi governi lotta per se stesso e per i propri interessi, secondo la logica del my country first.

La Cop 28 si è rivelata uno scenario ricco di conflitti che da sempre caratterizzano la lotta globale contro il cambiamento climatico e tutto ciò che ne consegue. Tuttavia sarebbe scorretto pensare che all’interno della conferenza vi sia stata una netta spaccatura tra torto e ragione: il phase-out, nei tempi richiesti dai settori scientifici, necessita di un impegno finanziario pari a migliaia di miliardi di dollari, che dovrebbero ipoteticamente arrivare dai paesi più sviluppati, e dunque maggiormente responsabili del problema.


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