di Federica Sirignano
“È come se il mondo stesse girando in tondo”: è forse questa la frase, ricorrente più volte nel corso della narrazione, che meglio esprime il messaggio del libro. Quest’ultimo narra la storia dei Buendía, stirpe vissuta a Macondo, intrappolata in una ragnatela di amori imprevedibili e solitari; la famiglia è destinata ad essere distrutta dalle azioni dei protagonisti stessi che si susseguono e alternano durante tutto il corso della storia e hanno modo di rendersi unici e al contempo inesorabilmente sovrapponibili gli uni agli altri.
Tutto inizia con José Arcadio Buendía, e la moglie nonché cugina Úrsula, che danno alla luce tre figli dopo avere fondato Macondo. La nascita dei figli e l’adozione di un quarta, dà inizio alla stirpe dei Buendía e alla sua circolarità; infatti tutti i discendenti da lì in avanti saranno portatori dei loro nomi: Aureliano, Arcadio, Amaranta o Remedios.
Inizialmente Macondo si presenta come un villaggio primordiale con pochi abitanti, così recente da non possedere neanche un cimitero, dove zingari ogni anno si recano per vendere le più recenti invenzioni e scoperte (calamite, mappe, intrugli magici, ghiaccio, ecc.). Queste visite da parte degli zingari incuriosiscono molto gli abitanti e specialmente José Arcadio Buendía che farà particolarmente amicizia con Melquiades, il più misterioso e anziano di loro. Crescendo, ognuno prenderà la sua strada: Aureliano diventerà un Colonnello liberale nella guerra contro i Conservatori, il fratello a tratti lo seguirà ma sarà molto più riservato, le ragazze invece daranno inizio alla catena di amori che caratterizzeranno tutti i componenti della stirpe.
Il registro linguistico è volutamente ricercato ed alto per racchiudere tutto il piccolo ecosistema letterario in un’aura di solennità e non stupisce che ricorra spesso la parola “solitudine” per ribadire lo stato esistenziale dei personaggi. Tutto, se guardato con la giusta accezione, riassume la storia dell’umanità dalla scoperta del ghiaccio, portato per la prima volta a Macondo dagli zingari, alla scongiurata solitudine, ancor più che alla morte che viene trattata solo a narrazione inoltrata.
Tramite l’utilizzo di nomi ricorrenti, come già accennato, si afferma l’idea che il tempo non abbia un andamento lineare, ma circolare, che si ripete nel più classico dei modi. Non si può dire che ci sia un protagonista unico, bensì se ne delineano vari con l’allargarsi della famiglia. Al momento della propria morte ognuno ha l’opportunità di rendersi conto che il suo unico momento di lucidità arriva con l’invecchiamento e l’accettazione, anche se non esplicita, della solitudine nella quale è obbligato a vivere. La morte stessa è meno spaventosa: infatti una volta morti molti dei Buendía continueranno ad abitare la casa tranquillamente e talvolta a parlare e discutere con chi ancora è vivo, persino insegnandogli nuove cose, quasi come alleggeriti dal peso della loro esistenza solitaria e liberi dal futuro al quale la vita li avrebbe condannati.
Solo nel finale si delinea chiaramente il motivo per il quale tutti coloro che hanno popolato la storia non sono mai stati abbandonati dalla solitudine in ognuna delle sue forme: nessuno di loro ha agito per propria volontà, ma perché la loro intera esistenza è segnata da una solitudine condivisa, insidiosa e imperturbabile che li avrebbe perseguitati e guidati fino alla morte; l’ultimo Buendía morirà nell’istante in cui diverrà conscio del destino della sua stirpe segnato già da cent’anni.
È doveroso però aprire una parentesi anche su un altro aspetto: il romanzo è a tutti gli effetti un’accesa critica alla politica e agli eventi sociali che si sono susseguiti in America Latina nel corso della storia per arrivare fino agli anni ‘60 del Novecento, quando è stato pubblicato. Sebbene l’intento politico non sia mai espresso in maniera esplicita, è comunque molto evidente e traspare attraverso vari episodi.
Per esempio si narra di un periodo segnato da un’epidemia di insonnia che porta gli abitanti di Macondo a non riuscire a dormire per settimane fino a sprofondare nell’oblio dei propri ricordi non distinguendo la realtà dall’immaginazione; solo a epidemia avanzata gli zingari porteranno in città una medicina per curare il morbo. Quest’episodio può essere ricondotto al periodo segnato dalla pandemia di peste in Sud America a cavallo tra fine ‘800 e inizio ‘900 il cui antisiero venne poi scoperto e importato. La successione di eventi, dalla guerra condotta dal Colonnello Aureliano tra Liberali e Conservatori fino all’arrivo della compagnia bananiera, con le rivolte e le morti occultate dal governo, delineano il crudo declino di Macondo.
Quest’opera è in gran parte riconducibile alla storia di soprusi che ha segnato l’America Latina, ma non tutto è rivolto a questo scopo: la politica si intreccia ad un intento narrativo diverso, mirato alla creazione di un mondo quasi parallelo in cui ogni cosa è possibile e la morte è il migliore degli esiti in quanto libera la vita dal suo peso terreno, ma non la annienta completamente.

Lascia un commento