Riflessioni sul “Mondo sottosopra” con Romano Prodi

di Giulia Gavioli

Martedì 14 novembre presso l’auditorium del Liceo Classico Minghetti, nell’ambito del progetto PESES si è tenuto un incontro tra alcune classi del liceo e il professore universitario, ex presidente della Commissione Europea e due volte Presidente del Consiglio, Romano Prodi.

La conferenza di taglio geopolitico è stata introdotta dallo stesso Prodi che vuole mostrare agli studenti e alle studentesse uno scorcio della profondità di certi drammi politici ed economici in un momento storico in cui il “senso del disegno” viene meno. Disegno illustrato nel saggio politico “La fine della storia e l’ultimo uomo” pubblicato nel 1992 da Francis Fukuyama, in cui l’autore prevede che dopo la caduta dell’Unione Sovietica il dominio degli USA sarà totale.

 La realtà dei fatti ha però superato ogni previsione data l’entrata in scena di un nuovo fattore: la Cina. Con una densità demografica che compone il 19% dell’intera popolazione mondiale, dal 1978 la Cina ha cominciato la sua rapida ascesa con un PIL inferiore agli USA, ma ogni cittadino cinese ha una ricchezza che equivale ad ⅕ di quella di un cittadino americano; inoltre lo stato cinese possiede solo il 7% di terre coltivabili e nessuna risorsa primaria fatto che la costringe ad adottare una politica economica basata sulla necessità e dunque sull’importazione. D’altro canto l’America può condurre una politica estera indipendente dalle necessità. Per di più la Cina possiede un governo autoritario mentre gli USA prediligono un sistema democratico.

Appare chiaro che lo scontro tra queste due grandi potenze debba avvenire non solo sul piano politico ed economico ma anche su quello ideologico, esse si presentano come Sparta ed Atene durante la guerra del Peloponneso.  

Oltre a questa tensione principale, vediamo tutti i giorni una grande quantità di conflitti in cui la politica funge da ponte. Secondo Romano Prodi infatti questo ponte può essere attraversato da tutti, ma nel rispetto delle regole del traffico. Tali regole devono tutelare la precaria condizione di un mondo sempre più globale e ricco di tensioni interne.

Primo tra tutti  il già citato dualismo tra Cina e Stati Uniti d’America, in cui l’Unione Europea ricopre un ruolo sempre più secondario. Nonostante abbia un export superiore a quello americano, l’UE possiede un’unità solo parziale che di conseguenza porta ad una politica estera adatta ad un dialogo di portata mondiale. Infatti se negli ultimi anni Cina e America hanno alimentato le loro spese militari, fino a raggiungere il 40% della spesa militare globale, l’Unione europea non ha nemmeno un esercito comune, ma ventisette. Si tratta dunque di un pane mezzo crudo o mezzo cotto, da buttare o da lasciare cuocere ancora un po’. Difatti nella commissione europea ad oggi prevale la nazione sullo stato comunitario e dato che per prendere qualsiasi decisione è necessaria l’unanimità non si raggiunge alcun risultato.

Altra forza politica sull’orizzonte mondiale è la Russia. Dopo la caduta dell’unione sovietica si discuteva di una sua possibile annessione all’unione europea, ma questo sarebbe impossibile data la grandezza geografica del territorio russo che non si adatta pienamente ai criteri di ingresso nell’unione europea. Questo grande paese però possiede una grande scienza che non si traduce in grande produzione rispetto a quella cinese. Prodi ricorda le parole che Putin gli rivolse: “Ricordati che non venderò mai un metro cubo di gas alla Cina”. Ecco che dieci anni calcano la scena politica globale da alleate fino al punto in cui la Russia non può fare nulla senza l’appoggio della Cina. Per di più all’incirca due anni fa Putin ha iniziato di fatto una guerra europea con l’Ucraina fuori dai confini dell’UE.

Quest’ultima ha assunto nel tempo un ruolo sempre più secondario anche in rapporto ai vari presidenti americani: Bush in sostanza era europeo, Clinton lo era diventato per scelta, ma con Obama l’Europa diviene uguale a tutti gli altri paesi. In seguito con Trump l’unione europea diviene un nemico nella competizione economica che ha raggiunto il suo culmine con Biden.

Non è un segreto la portata multimiliardaria delle aziende moderne ( ad esempio Google, Ebay, Amazon etc…) tassativamente americane oppure cinesi.

 Prodi rammenta dell’Antitrust, provvedimento giuridico che impedisce all’economia di sopraffare la democrazia. Tale provvedimento sarebbe impensabile oggi dove queste aziende hanno raggiunto una potenza tale da poter essere difficilmente distrutta. Se in passato si nutriva un antagonismo patologico nei confronti dei grandi monopoli, ora ci è impossibile odiarli e men che meno disfarsene essendo parte integrante della nostra vita.

Dopo questa immersione nella scena politica è stato lasciato spazio ai ragazzi e alle ragazze per le domande.

Date le recenti elezioni in Argentina dove si è negata l’esistenza di una crisi climatica, lei crede che sia possibile raggiungere un accordo se si nega in primo luogo il problema?

Credo che il tutto dipenda dalle tre grandi forze in gioco: America, Cina e Russia. Se queste giungeranno ad una serie di regole di traffico, gli altri paesi agiranno di conseguenza. La vera difficoltà sarà portare questi tre grandi paesi a tavolino.

Pensa che il progressivo spostamento della produzione di molte aziende come l’Apple in Cina rappresenti un problema per gli Stati Uniti?

Questo è un problema per la Cina ma avviene molto più lentamente di quanto si pensi e data l’importanza dell’economia sulla scena politica moderna credo che si arriverà sicuramente ad un compromesso.

Cosa ne pensa del futuro dell’Europa e della commissione europea?

L’unica soluzione sarebbe togliere l’unanimità. Ricordo che ad un bilaterale con la Cina poco prima che l’euro entrasse in vigore, questa chiedeva se la nuova valuta potesse essere presa nelle riserve cinesi, e alla mio assenso la risposta fu “ Allora prenderemo tanti dollari quanti euro, perché se c’è spazio per l’euro c’è spazio per la valuta cinese ( e quindi anche per noi)”. Credo che questo episodio rappresenti pienamente la vera natura della politica: prendere decisioni e questo potrà avvenire solo se l’unanimità è tolta a favore della maggioranza qualificata.

Com’è cresciuta la Cina?

E’ un discorso piuttosto noioso che cercherò di evitarvi. Comunque sia  nel ‘78 il presidente cinese invitò la popolazione ad aprirsi al mondo e da allora questo popolo innovatore è diventato la fabbrica del mondo anche se dall’ultimo mio viaggio là ho trovato un clima molto inquieto dove si parlava addirittura di disoccupazione giovanile cinese.

Cosa ne pensa della neutralità europea rispetto a conflitti come quello Isreaelo-palestinese o la questione ucraina?

L’unione europea in questo momento è indecisa per mancanza di una politica comune. A mio parere dovrebbe vincere questa frammentarietà in nome di un interesse comune. 

Dato il grande problema dell’informazione di oggi, a suo parere come avviene lo scontro mediatico e come si risolverebbe?

Questo problema si ricollega al dramma che la democrazia sta vivendo: le elezioni sono sempre più frontali, si cerca solo chi ha interesse immediato e ciò ha portato la democrazia ad accorciare i suoi orizzonti. La stessa cosa si riflette a livello mediatico. Basti pensare alla condizione in cui si trova il mediterraneo ora. Tempo fa proposi la creazione di una trentina di università miste. Così facendo si sarebbe risolto il problema alla radice e ora ne staremmo raccogliendo i frutti, ma il progetto non è mai stato concluso.

Riguardo l’attuale situazione pensa che tra le grandi potenze in gioco si raggiungerà la cosiddetta trappola di Tucidide e si rischierà una guerra fredda?

Credo che si arriverà ben presto ad un accordo. In ballo vi è anche l’arma nucleare e nessuno stato ha intenzione di buttarsi in un conflitto simile.  

Dove si troverà l’unione europea nel nuovo assetto politico?

L’UE a livello economico si mantiene ancora forte. Però è fonte di preoccupazione la mancanza in certi settori e trasformazioni come quella delle batterie. Inoltre non si parla più di una concorrenza tra aziende ma tra Stati. Per cui la posizione dell’Europa ora come ora dipende dal suo destino economico.

Nella situazione internazionale attuale quali sono gli sbocchi diplomatici da prendere e qual è il ruolo dell’UE?

Domani, il 15 novembre, si terrà un incontro tra Biden e il presidente cinese Xi Jinping che determinerà il futuro della scena politica. Il ruolo dell’unione europea come ho già detto fino a che non raggiungerà un’unità interna sarà marginale.

Nel 2024 vi saranno le elezioni del Parlamento Europeo: si raggiungerà un accordo?

A mio parere non cambierà nulla: la coalizione Ursula è difficilmente minabile, e il suo obiettivo è mantenere l’attuale situazione.

Per quanto riguarda la condizione palestinese, vent’anni fa si raggiunse un accordo: è possibile raggiungere un negoziato oggi?

Sia gli accordi di Camp David, sia i negoziati di Oslo non sono mai stati rispettati. Da allora la politica israeliana interna si è spostata a causa della migrazione russa, legati all’occidente, e del cambiamento demografico ebreo. E’ aumentato il nucleo familiare delle famiglie tradizionali ebree che sono diventate sempre più chiuse. L’unica soluzione all’orizzonte è che i coloni si ritirino dalla Giordania, ma per fare ciò servirebbe un mandato internazionale.

Il conflitto israelo-palestinese può essere paragonato a quello russo-ucraino?

No, almeno non direttamente. La Russia si è mantenuta prudente negli ultimi tempi perché la situazione le giova distraendo l’opinione pubblica.

Cosa pensa della Brexit e dell’uscita del Regno Unito dall’unione europea?

Con la Brexit è venuto meno nell’UE uno dei paesi più democratici e meglio armati. A mio avviso tra vent’anni cercheranno di rientrare.

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