di Carlotta Bertinelli
The Substance è un film uscito nelle sale dei cinema italiani il 30 ottobre 2024 e, diretto dalla regista francese Coralie Fargeat, è stato il vincitore nella categoria “miglior sceneggiatura” al 77° festival di Cannes.
La trama vede Demi Moore nei panni di Elizabeth Sparkle, una celebrità televisiva che dopo anni di successi viene dimenticata dal pubblico. Attraverso una sostanza sperimentale, Elizabeth cercherà di riacquistare la propria giovinezza, ormai rubata dal tempo, creando Sue, una versione più giovane di sé, interpretata da Margaret Qualley.
The Substance appartiene al genere cinematografico del Body Horror, un sottogenere dell’horror che si concentra sulla trasformazione fisica attraverso scene ripugnanti e viscerali, che ritraggono il corpo come un luogo pericoloso, un’orrida gabbia di carne e ossa da cui è impossibile evadere. L’elemento disturbante viene portato all’estremo grazie all’impeccabile regia di C. Fargeat, che è stata capace di mantenere costante una tensione agghiacciante attraverso una grande amplificazione delle scene più claustrofobiche e acute, enfatizzate da elementi gore e splatter.
L’uso di diversi tipi di lenti, che distorcono e ampliano l’immagine per renderla disgustosa, viene utilizzato soprattutto nelle scene con Dennis Quaid nei panni di Harvey, il capo di Elizabeth, che viene ritratto attraverso primi piani spaventosamente dilatati mentre mangia o fuma una sigaretta. Questa scelta chiaramente non è casuale: Harvey rappresenta una società che non ha paura di ferire attraverso le parole o i commenti, e non teme il risultato di una critica mossa senza pudore. Il film denuncia lo sguardo maschile e libidinoso di questo personaggio, che ha come unico scopo quello di rendere il corpo di Elizabeth un mezzo per guadagnare soldi.
The Substance non è un “semplice” body horror: non si limita infatti a produrre angoscia e disgusto nello spettatore ma, anzi, tratta temi molto attuali come la costante ricerca di bellezza, la pressione della società, la paura del brutto e la dipendenza. Uno degli elementi principali è quello del doppio e perciò i richiami alla letteratura sono molteplici. Infatti il conflitto tra Elizabeth e Sue, ovvero il corpo più giovane, esplora una lotta eterna tra ciò che si è e ciò che si vuole essere. Certamente questo non è un tema sconosciuto: nel 1886, infatti, R. L. Stevenson pubblica il racconto gotico “Lo strano caso di Dottor Jekyll e Mr. Hyde”, in cui il rapporto tra le due entità incarna la scissione dell’animo umano tra bene e male. Tuttavia Stevenson non è l’unico scrittore ad essersi concentrato su questa tematica: quattro anni dopo infatti, nel 1890, Oscar Wilde pubblica “Il ritratto di Dorian Gray” in cui racconta proprio l’elemento del dualismo tra Dorian e il suo ritratto, enfatizzando la tensione tra etica, estetica e identità. Proprio come Dorian nasconde il proprio ritratto, orrido e spaventoso, in The Substance, Sue, dopo aver compreso che la sua nuova fisicità l’avrebbe portata a un grande successo, decide di rinchiudere il corpo ormai invecchiato di Elizabeth in una camera segreta.
L’intera vicenda si presenta come un vero e proprio viaggio, piuttosto disturbante, tra le profondità dell’immagine e dell’individualità, in cui il concetto di bellezza si trasforma nella causa di un vero e proprio incubo.
The Substance non lascia vie di fuga allo spettatore, che è costretto a fare i conti con una riflessione brutale sulla condizione umana della società moderna. Proprio come la sostanza misteriosa, si infila sotto la pelle del pubblico, che assapora il gusto di una consapevolezza tremendamente amara.

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