“La voce di Hind Rajab” – Una voce per ascoltarne migliaia

di Arianna Enei, 1^ I e Nina Fadiga, 1^ D

Il 22 settembre 2025 siamo andate con la scuola al cinema Medica di Bologna, in occasione dell’uscita del nuovo film La voce di Hind Rajab, scritto e diretto dalla regista araba Kawthar ibn Haniyya: una storia che racconta della tragica morte di Hind Rajab, una bambina palestinese di cinque anni, della sua famiglia e di due soccorritori della Mezzaluna Rossa a causa di un attacco dell’esercito israeliano.

La (vera) storia di Hind Rajab

Tutto inizia con una telefonata che gli operatori telefonici della Mezzaluna Rossa ricevono durante un pomeriggio di lavoro: al telefono c’è Lyan, una ragazza di 15 anni intrappolata con la cuginetta Hind in una macchina piena di cadaveri; implora gli operatori di aiutarla, fino a quando il rumore di una scarica di spari attraversa il timpano dell’operatore, Umar al-Qam. Poi tutto tace.

Poco dopo, all’improvviso, si sente una voce: è Hind, sopravvissuta all’attacco e nascosta sotto il sedile dell’auto. Umar cerca in ogni modo di salvarla, rimane per ore al telefono a parlarle, a cercare di rassicurarla. “I soccorsi stanno arrivando, vero?” chiede Hind a Umar, e lui a sua volta lo domanda al coordinatore tra i soccorritori della Mezzaluna Rossa e l’esercito israeliano. Ma nessuno sembra avere una risposta.

Quando l’ambulanza si trova a solo 8 minuti di distanza dalla macchina di Hind, la storia prende una svolta tragica: ad appena 400 metri il tracciatore inserito sul furgone si ferma. Non passa molto tempo prima che gli operatori della Mezzaluna Rossa capiscano che alcuni soldati israeliani hanno sparato a Hind e ai due operatori presenti nell’ambulanza. I corpi vengono riconosciuti circa 10 giorni dopo. Durante i 10 giorni di attesa, il dubbio di cosa sia successo rimane, e logora coloro che erano coinvolti nell’operazione.

Questa storia è una su un milione, è piccola come la sua protagonista; ma rappresenta la storia di un intero popolo.

La realtà dietro al film

Tutte le volte che nel film sentiamo la voce di Hind Rajab stiamo sentendo la sua voce reale, non quella di un’attrice. La scelta di utilizzare le registrazioni delle chiamate risulta moderna e rischiosa: il film si trasforma quasi in  documentario, al punto che non siamo sempre sicuri di ciò a cui stiamo assistendo. Questo può piacere o meno.

Abbiamo trovato che fosse un’idea intelligente e necessaria, adatta a smuovere nel modo corretto gli spettatori. Probabilmente senza le registrazioni accompagnate da immagini reali le persone non sarebbero state così tanto colpite dal film.

Qualcuno pensa che utilizzare la voce della bambina sia stato in realtà un ricatto: la scelta renderebbe impossibile esprimere la propria opinione sulla testimonianza; il pubblico sarebbe costretto a giudicarlo un bel film per via dei sensi di colpa.

Sicuramente La voce di Hind Rajab è una visione che obbliga, purtroppo o per fortuna, a tenere gli occhi aperti. Anche se non mostra mai direttamente ciò che accade, il film crea un’escalation di sentimenti nello spettatore, che, se all’inizio del film crede nella salvezza, piano piano capisce come andranno a finire le cose.

Ma noi cosa c’entriamo?

Il film è calato nel contesto della questione israelo-palestinese, ma tratta al tempo stesso di una tragedia personale, capace di toccare ognuno di noi. Ciò che ci accomuna a Hind è ciò che accomuna qualsiasi essere umano: i pensieri, le paure, le emozioni. Si tratta di una verità banale; ma, se davvero lo fosse, non staremmo assistendo alle atrocità che avvengono tutti i giorni in Palestina.

Grazie alle notizie e alle immagini che vengono condivise ogni giorno, capiamo che anche il sentimento di umanità è oggi prerogativa di pochi, che riscontriamo sempre più raramente nelle persone. Ogni giorno leggiamo di terribili bombardamenti in Palestina, in Iran, assistiamo a politici ciechi davanti al genocidio e ai tentativi fallimentari di riportare la pace

L’unica empatia che è rimasta, in mezzo a tanta follia, è quella scesa in piazza: davanti a tutto questo, le persone empatiche si sono stampate un sorriso in viso per coloro che oggi ne hanno bisogno più di noi. Un sorriso bello come quello di Hind.

La guerra, massima espressione di mancanza di empatia

La guerra è, oltre alla morte, mancanza di empatia. Lo si vede soprattutto oggi, in un mondo in balia di leader non empatici e autoritari. Immaginiamo la vita di Hind prima della guerra come la nostra quando avevamo sei anni: desiderare di rimanere a dormire dagli amici, pensare a come sarebbe stato bello avere un cane,  giocare con le amiche facendo finta di essere una famiglia.

A Hind é stato tolto il diritto di essere Hind, di provare gioia, serenità, ma soprattutto di vivere, e la cosa peggiore è il motivo: la terra. È giusto convertire le persone in semplici numeri da azzerare? È giusto che la terra di Palestina si impregni del sangue di migliaia di persone come Hind?

Ascoltando la voce di Hind si provano emozioni forti, come rabbia e impotenza. Tuttavia, allo stesso tempo ci si rende conto che la mente rimane come distaccata dalle immagini che vediamo: si percepisce che nessuna emozione si avvicina a ciò che le persone che hanno tentato di soccorrere Hind hanno provato.

Una società senza empatia

Di mancanza di empatia non soffrono però solo i responsabili della guerra. È facile puntare il dito e accusare chi si macchia della morte di migliaia di persone, trascurando la mancanza di empatia nei nostri comportamenti quotidiani. Se ogni giorno assistiamo a situazioni atroci, è anche perché per l’essere umano l’odio e il potere sono attraenti, facili. Una valida protesta contro qualsiasi forma di violenza presente nel mondo non è soltanto la manifestazione, ma è anche la scelta di non farsi portatori di odio, rancore, e soprattutto, mancanza di empatia.

Troppo spesso, nella società contemporanea, assistiamo a comportamenti di questo genere. Siamo ormai così concentrati sulle mancanze più eclatanti da assuefarci a quelle minori, meno visibili, ma non per questo meno gravi. Una scortesia, una parola irrispettosa, un semplice sgarbo sono spesso il sintomo di una più profonda mancanza di attenzione verso l’Altro, che finisce per dissolversi sotto il peso delle esigenze e dei desideri dell’Io. Questo stesso meccanismo, se applicato ai rapporti fra Stati, può produrre conseguenze disastrose.

Emblematico, in questo senso, quanto accaduto durante una proiezione la proiezione de La voce di Hind Rajab il 22 settembre: un gruppo di ragazzi ha riso, scherzato e fischiato per tutta la durata del film. Un episodio che potrebbe essere liquidato come una semplice mancanza di rispetto, ma che in realtà rivela quanto oggi sia facile smarrire il senso dell’empatia. In una società che è quotidiana testimone di violenze, indifferenza e atteggiamenti irrispettosi, La voce di Hind Rajab ci richiama con forza a una responsabilità individuale: quella di metterci in discussione, di recuperare l’attenzione verso l’Altro e di riconoscere che nemmeno il rispetto dovuto a una testimonianza di morte atroce può essere dato per scontato.


Commenti

Lascia un commento