di Nathan Branzanti, 4^ E
Per Segni di vita, Herzog afferma di essersi ispirato al romanzo Der tolle Invalide auf dem Fort Ratonneau (“Il folle invalido di Fort Ratonneau”, 1818), e che dunque la visione di una sterminata quantità di mulini che segue sia ripresa dal luogo di un suo viaggio; tuttavia, i mulini non possono che far pensare anche a Don Chisciotte della Mancia.
Infatti, proprio come Alonso Quijano, vittima della sua folle crociata in difesa dei deboli, di fronte ai mulini, lo vediamo impazzire, volteggiare il fucile nelle mani e sparare a terra e in cielo, mentre Meinhard prova a fermarlo, per poi avere un’incredibile panoramica dei mulini con la musica a contornare il momento. Questo è l’attimo in cui la follia di Stroszek si palesa.
La furia di Stroszek
La scena successiva si riapre con l’apparente ristabilimento dello status quo, con i quattro a tavola.
Con sapiente maestria, tramite primi piani dei loro volti, Herzog accresce la tensione sempre più, sino a quando Stroszek non scopre di esser stato denunciato da Meinhard e dalla moglie; e, furioso, li scaccia, sparando a terra e in aria per incutere ai “traditori” timore e uccidendo anche un asino, lasciato poi lì a decomporsi.
E di nuovo Herzog riprende tutti gli elementi (musica, regia, composizione dell’immagine) della scena dei mulini, sviluppando a pieno la follia di Stroszek.
Da questo momento la narrazione procede in modo serrato, da che estremamente dilatato che era, dove Meinhard, Becker e Nora informano il comando della follia di Stroszek.
Loro vanno sotto il forte, cercano di convincerlo a uscire, ma ormai lo stato di follia raggiunto è irreversibile, così minaccia che, se proveranno a prenderlo, farà esplodere il deposito, e questo causerebbe danni anche al paese limitrofo.
Stroszek non è folle
Ci sono diverse frasi del narratore che ci portano a interpretare il significato della pellicola.
Frasi come “Stroszek minacciò ripetutamente di far esplodere le munizioni […]. Avrebbe fatto tremare tutta la terra, così si sarebbe visto cosa c’era davvero nelle case e sotto le cose. L’avrebbe fatto emergere finalmente”, o “invitava amici e nemici alla lotta, e poiché nessuno raccoglieva la sfida, dichiarava guerra a tutti”, o ancora “all’inizio del primo mattino si ribellò persino al sole […], gridò che la luce si poteva affrontare con la luce […]. Il tentativo di incendiare il sole, tuttavia, non gli riuscì”.
Queste frasi del narratore si sommano alle dichiarazioni del regista, che afferma: “Stroszek non è folle, piuttosto gli altri lo sono”.
Follia soggettiva
Herzog si rifà alle parallele correnti europee, come la Nouvelle Vague francese e il Neorealismo italiano, nel limitarsi a rappresentare in maniera imparziale una determinata condizione sociale. Tuttavia, qui Herzog, nel suo realismo romantico, è influenzato dall’aver vissuto in mezzo alla natura: non giudica Stroszek, tutt’altro, semmai esamina con sguardo dubbioso tutti coloro che vivono nella contraddizione di credere malvagi geni come Chopin per la loro “follia”.
Inoltre, riprende i concetti anti-militaristi e contro l’insensatezza della guerra di Herakles e Die beispiellose Verteidigung der Festung Deutschkreuz, e li rende parte integrante di Stroszek, considerato “sano”.
Di conseguenza, Segni di vita espande la visione estremamente soggettiva e sensibile degli altri corti, in un’analisi tanto surreale quanto acuta dell’insensatezza della guerra.

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