di Arianna Enei, 1^ I
Che cos’è la FOMO? Come mai e in che modo la generazione Z, la prima ad aver avuto uno smartphone fin dalla tenera età, ne soffre così tanto?
Secondo l’enciclopedia Treccani, la FOMO (Fear of Missing Out, “paura di perdersi qualcosa”) indica una sensazione d’ansia legata al timore di essere esclusi da esperienze ritenute importanti e significative.
Come spiega la psichiatra Donata Pratesi sul sito dell’Ospedale San Raffaele, il timore di essere esclusi in età adolescenziale è fisiologico: la socialità è un’esigenza umana fondamentale, ed è ancora più rilevante in una fase in cui si sta formando il proprio senso di sé e dello stare in relazione con gli altri. Si parla invece di FOMO nel momento in cui questo timore diventa patologico e compromette il funzionamento quotidiano dell’individuo.
Come nasce la FOMO?
Il termine FOMO è stato coniato da Patrick J. McGinnis, che lo utilizzò per la prima volta nel 2004 in un articolo intitolato Social Theory at HBS: McGinnis’ Two FOs, pubblicato sulla rivista della Harvard Business School. In seguito, nel 2013, il termine è stato inserito nell’Oxford Dictionary. Nel suo articolo, Patrick spiega con un esempio cosa definisce la Fear Of Missing Out:
“Allow me to explain.
First year, especially first semester can be a trying time socially. In this state of social flux, FOMO, or Fear Of Missing Out, weighs heavily on the psyche. Why else would a person routinely schedule nights that look like this:
5:00-6:50 – Sherry tasting with the WCS in the Williams Room
7:05-7:40 – NYC Admit Cocktail Party Reunion Drinks at Redline
7:50-9:00 – Small group dinner at Border Café
9:00-9:40 – Drop by at Finale to see the tee totaling Midwestern couple in your section
9:50-11:10 – Grafton with inner circle
11:13-12:30 – Kong with inner circle plus second tier
12:40-12:55 – Tommy’s with inner circle plus second tier plus random undergrads picked up at Kong
1:05-2:30 – After-party in SFP at Euro girl’s apartment – gouda cheese eaten
2:30-3:12 – Drunken emails: “Sorry I missed your 80’s theme party at Felt – you know that you are totally in my top 15”
La FOMO è sempre esistita in realtà, ed è quello che dimostra l’articolo di Patrick, dal momento che gli studenti del 2013 usavano da poco gli smartphone: la paura di essere escluso non nasce con gli smartphone e tantomeno con i social media, questo tipo di paura accomuna gli adolescenti da sempre. Tuttavia, il ruolo degli smartphone e in particolare dei social media è centrale: quando non esistevano si era notevolmente meno esposti al confronto con i nostri coetanei, ed è proprio questo che fa entrare in gioco la FOMO.
Il motivo per il quale la Gen Z ne è più vittima delle generazioni precedenti, è che prima della Gen Z nessun preadolescente aveva a disposizione uno smartphone con tutte le funzionalitá che offre oggi, ed essere esposti fin dalla preadolescenza al confronto ha conseguenza che solo noi Gen Zers riscontriamo.
La Gen Z infatti è la generazione dei cosiddetti “nativi digitali”, ovvero di coloro che non ricordano un mondo pre-internet.
Secondo i dati pubblicati nel 2024 da Save The Children – che sottolineano l’urgenza di creare ambienti digitali sicuri per bambini e adolescenti – nonostante la legge preveda l’accesso ai social media a partire dai 13 anni, il 40% degli 11-13enni in Italia li utilizza, spesso all’insaputa dei genitori. Inoltre, i dati mostrano che, dopo la pandemia, si è progressivamente abbassata l’età in cui si possiede o utilizza uno smartphone: tra il 2018-19 e il 2021-22, la percentuale dei bambini tra i 6 e i 10 anni è passata dal 18,4% al 30,2%.
Ciò comporta che le nuove generazioni tendono sempre più a proseguire un processo già avviato: la sovrapposizione della propria identità con quella digitale. Il nostro account Instagram o Tik Tok, la frequenza con cui postiamo storie, la presenza o assenza di post sul profilo, diventano quindi elementi attraverso cui ci si definisce.
Di fatto, ci si tende a identificare nella propria identità digitale, perché questa è più facilmente controllabile dell’identità reale.
Ed ecco che entra in gioco la FOMO: la propria identità digitale ha bisogno di essere attiva, per mostrare a chi scrolla sui social media che siamo stati lì, con quelle persone, diverse volte, che ci siamo divertiti, che c’eravamo e non ci siamo persi nulla.
I sintomi della FOMO
La FOMO è caratterizzata da sintomi evidenti, che la dottoressa Donata Pratesi individua nell’iper-controllo dello smartphone, nella necessità di essere costantemente connessi e nell’incapacità di trattenersi dal leggere eventuali notifiche. Questi comportamenti go periodo sfociano in condizioni patologiche: ansia sociale, elevati livelli di stress, insoddisfazione, insonnia, sintomi di ansia e depressione.
La maggior parte delle persone colpite dalla FOMO sono, come si è già detto, gli adolescenti, anche se il fenomeno interessa in misura minore anche gli adulti.
All’interno della fascia d’età adolescenziale, tuttavia, spiccano le categorie più toccate.
In primo luogo, risultano particolarmente colpiti i soggetti che usano molto i social media. La FOMO infatti, è una delle cause dell’uso spropositato dei social: infatti scrollare continuamente porta inevitabilmente al continuo confronto con una realtà virtuale perfetta. Non è un caso che sia meno affetto dal disturbo chi usa più raramente i social, e che chi sceglie di non avere i social consapevolmente lo fa per evitare stress e dipendenza dalla scarica di dopamina che provocano.
In secondo luogo, sono più esposti coloro che soffrono di bassa autostima, poiché cercano conferme esterne per rafforzare la propria percezione di valore. Infine, secondo la dottoressa Donata Pratesi, risultano maggiormente vulnerabili gli adolescenti di sesso maschile.
Come combattere la FOMO?
È possibile prevenire e contrastare la FOMO attraverso alcune consapevolezze, come spiega la psichiatra Pratesi:
Innanzitutto, bisogna tenere presente che, così come ciascuno tende a curare i propri profili dei social media in modo da presentare un’immagine idealizzata della propria vita, lo stesso fanno anche gli altri: dunque, i social non corrispondono alla realtà.
Inoltre, è molto importante la capacità di vivere il presente, motivo per cui la dottoressa suggerisce pratiche di mindfulness e meditazione.
Infine, è fondamentale imparare ad accettare i sentimenti di solitudine, che non sono da evitare, ma da attraversare, dato che spesso sono un’occasione per fermarsi, e rimanere con i nostri pensieri.
Di fatto, la chiave risiede nella capacità di vivere nel momento presente, senza l’ossessione di postarlo o di scattare foto abbastanza belle da poter accumulare like. In questo modo infatti si rimane intrappolati in una dimensione virtuale che ormai, inconsciamente o meno, percepiamo come reale.
Vi siete mai sentiti isolati o esclusi in modo quasi insopportabile solamente perché siete mancati ad una serata con i vostri amici? Avete mai avuto paura di non avere nessuna storia della serata da postare? Se la risposta è sì, avete sperimentato, anche se in forma lieve, cosa sia la FOMO.

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