Autore: MINGOMagazine

  • Questo mondo non mi renderà cattivo

    Questo mondo non mi renderà cattivo

    di Federica Sirignano

    Dopo il grande successo della serie Strappare lungo i bordi del fumettista romano Zerocalcare, uscita nel 2021, nel giugno 2023 viene proposta un’altra sua serie Questo mondo non mi renderà cattivo. Quest’ultima non ha riscosso la stessa fama e approvazione della precedente, ma non è per questo meno degna di nota a partire dagli argomenti trattati che sono più che mai attuali e delicati.

    Nonostante i 6 episodi abbiano una durata complessiva di più di 3 ore, il filo portante è sempre ben chiaro, seppur con vari focus distinti. Anche qui, come nella precedente serie, troviamo come protagonista Zerocalcare stesso che racconta sotto forma di interrogatorio, nella centrale di polizia, di come sia finito lì. Solo nell’ultimo episodio diviene chiaro tutto il quadro della situazione.

    Qual è, dunque, il tema della serie? La narrazione prende inizio dal ritorno di un vecchio amico di Zerocalcare, Cesare, che, dopo avere passato diversi anni in comunità, torna in contatto con lui. In poco tempo Zero si rende conto che quello che prima conosceva bene è ora radicalmente cambiato diventando nazista. Cesare, infatti, si batte insieme a un gruppo nazista contro l’apertura di un centro di accoglienza per migranti nel suo quartiere; Zero invece si schiera a favore dei migranti e ben presto arriverà a scontrarsi con il gruppo nazista del quartiere.

    Nel ripercorrere tramite il racconto tutta la storia, da quando Cesare arriva fino al loro arresto, Zero non si limita a un’esposizione passiva dei fatti, come se fosse solo una vecchia favola: farà, anzi, un’attenta analisi introspettiva di sé stesso invitando lo spettatore a imitarlo per immedesimarsi in lui il più possibile. Arriverà a capire che, per quanto la sua disapprovazione verso la scelta politica di Cesare sia del tutto fondata, questo suo radicale cambiamento va contestualizzato con la sua situazione attuale e il lungo periodo passato in solitudine e isolamento dalla società. Zero capisce che non ci si può limitare a criticare, ma vanno compresi i motivi delle posizioni altrui per quanto sbagliate, senza necessariamente condividerle.

    La sua presa di coscienza lo porta alla rivalutazione dei propri criteri di giudizio: la vita in comunità di Cesare l’ha isolato per anni dalla realtà quotidiana del suo vecchio quartiere e della società tanto da fargli accumulare rabbia che esprime nella volontà di sentirsi parte di qualcosa, sia anche il gruppo fascista del quartiere.

    Solo alla fine Cesare in un monologo molto importante lascia trapelare per la prima volta il suo vero pensiero: di fatto non ha nulla contro i migranti che sarebbero stati accolti nel centro, ma non accetta che venga data loro la possibilità di un nuovo inizio, di una vita migliore, mentre a lui, che era stato 10 anni dimenticato dallo stato, non era stato dato niente e la sua vita era ormai segnata senza avere la possibilità di ricominciare un’altra volta.