Nuova sezione
Capolavori
Nuova sezione di MINGOMagazine, quella dedicata ai Capolavori, all’interno della quale illustreremo inoltre i concorsi ed i premi dedicati agli studenti.

Edizione 2025/2026
CERTAME PAREYSONIANO
Siamo abituati a distinguere tra diverse forme di guerra: guerra preventiva, guerra fredda, guerra civile, guerriglia. Esistono anche diverse forme di pace? È possibile affermare che, come per la guerra, anche la pace si dice in molti modi? Se sì, quali?
di Isabella Aiello, I B
La pace è fondamentale per lo sviluppo della società e del singolo individuo, ma tale convinzione oggi non è purtroppo universalmente condivisa. Perché la pace sia definita tale, è necessario che un gruppo di individui interagisca civilmente e che non intrattenga rapporti conflittuali con altri, così come recita la definizione della Treccani: una “condizione di normalità di rapporti, di assenza di guerre e conflitti, sia all’interno di un popolo, di uno stato, di gruppi organizzati, etnici, sociali, religiosi, ecc., sia all’esterno, con altri popoli, altri stati, altri gruppi”.
Il concetto di pace implica anche l’assenza del timore della stessa possibilità di un conflitto e quindi presuppone la serenità delle persone che vivono in armonia. Questo principio è ben rappresentato nell’affresco di Pablo Picasso “La Pace” (1952 – cappella di Vallauris -Provenza – Francia); in esso la pace è mostrata come quella situazione in cui vi è libertà e produzione creativa. Da un lato della cappella il blu di fondo suggerisce un rilassamento degli animi e quindi dell’intera società, ciò permette alla donna di allattare il suo bambino, all’uomo di preparare il cibo, allo scrittore di scrivere. Parallelamente, dall’altro lato, è raffigurata la guerra: i colori scuri, la mancanza di ordine evocano l’impossibilità dello sviluppo della cultura dovuta al diffondersi della violenza, come per esempio il libro che viene calpestato dai cavalli. Di fronte alla figura della morte, armata di spada insanguinata, è posizionata quella della giustizia, che si protegge con uno scudo sul quale è disegnata una colomba: sullo sfondo, quattro persone di colore diverso simboleggiano l’umanità e reggono un globo raffigurante anch’esso una colomba.
Prendendo spunto dalla rappresentazione che Picasso fa della pace e della guerra possiamo giungere ad una definizione più ampia di pace e definirla come un periodo in cui in un determinato luogo vi è l’assenza di conflitti, di vendette, ma anche l’assenza della paura di possibili conflitti, una condizione in cui le persone sono libere di svolgere serenamente le attività quotidiane e tutte quelle azioni che portano allo sviluppo dell’individuo come singolo e come membro di una comunità. In tale sistema è la giustizia ad essere garante dell’ordine.
Condizione fondamentale della pace è quindi la libertà di ogni persona di poter partecipare alle attività che nobilitano l’essere umano: la pace non è realizzabile in contesti in cui la libertà è limitata e frenata. Vera pace è quella che rifiuta ogni forma di violenza e di negazione della libertà. Tutte le altre condizioni assimilabili mancano di autenticità e di possibilità di permanenza nel tempo.
L’Europa, dopo un lungo periodo di assenza di conflitti dichiarati, chiamata in causa dalla guerra di aggressione all’Ucraina, ha deciso di intraprendere la via del riarmo: questa è la via di una “pace armata”, che fa da contraltare a quella “disarmata e disarmante” di cui ha parlato Papa Leone XIV che, subito dopo l’elezione, si è rivolto al mondo con queste parole: «La pace sia con voi! Questa è la pace del Cristo Risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante».
Il mondo è ad un bivio: quale delle due strade porta davvero alla pace?
La via della pace armata appare la più logica a uno sguardo abituato alla violenza come il nostro. Ma la violenza non è mai risolutiva e porta sempre altrettanta violenza. Elemento ancora più grave: la violenza sta dilagando anche all’interno delle scuole. Nel messaggio per la LIX GIORNATA MONDIALE DELLA PACE del 1 gennaio 2026 sempre Papa Leone XIV scrive: «oggi alle nuove sfide pare si voglia rispondere, oltre che con l’enorme sforzo economico per il riarmo, con un riallineamento delle politiche educative: invece di una cultura della memoria, che custodisca le consapevolezze maturate nel Novecento e non ne dimentichi i milioni di vittime, si promuovono campagne di comunicazione e programmi educativi, in scuole e università, così come nei media, che diffondono la percezione di minacce e trasmettono una nozione meramente armata di difesa e di sicurezza.» Non bisogna vivere nella paura né incutere paura: tale strategia è già stata utilizzata nel passato per manipolare le masse per interessi particolari e mai per l’autentico bene della comunità, tantomeno per la costruzione di un contesto di pace.
Come ricordato da Giorgio Montefoschi nella prefazione al libro di Gandhi Teoria e pratica della non violenza “l’auto-sacrificio di un uomo innocente è un milione di volte più efficace del sacrificio di un milione di uomini che muoiono uccidendosi l’un l’altro”.
Il tema del sacrificio personale e del rifiuto della violenza è presente anche nel saluto di inizio pontificato di Leone XIV in cui il pontefice accosta la figura di Cristo alla pace disarmata e disarmante, umile e perseverante.
Gandhi e Cristo appartengono a due mondi culturali differenti ma entrambi trovano nel sacrificio personale e nel rifiuto di esercitare violenza sul prossimo la via per la costruzione della pace interiore ed esteriore. Per riprendere il valore simbolico delle immagini utilizzate da Picasso, lo scudo che può proteggere dalla violenza della guerra è la disponibilità al sacrificio personale, espressione della pace professata dal Papa, in nome del rispetto della sacralità della vita propria e altrui.