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  • Il ragazzo e l’airone

    Il ragazzo e l’airone

    di Filippo Unguendoli

    Il ragazzo e l’airone è l’ultimo film prodotto da Hayao Miyazaki ed è un evento cinematografico unico nel suo genere ma soprattutto punto cruciale nella storia dello Studio Ghibli. La produzione della pellicola (la prima del regista dopo il film del 2013 Si alza il vento) è avvenuta senza limiti di tempo o di budget ed è stata portata avanti con febbrile impegno da parte di Miyazaki, che per altro ormai versa in una situazione di grande difficoltà motoria.

    Il tutto è durato ben sette anni per poi uscire in Giappone senza alcun trailer, presentazione o poster, ma con unicamente uno schizzo fatto a mano dall’artista e il titolo, in originale, How do you live? Il nome è ripreso da un romanzo molto famoso in Giappone per la formazione dei giovani, ma oltre al titolo in comune niente di più collega la trama del libro a quella presentata sullo schermo.

    Il ragazzo e l’airone è un film molto stratificato e complesso e per comprendere davvero il messaggio e il significato che veicola bisogna conoscere bene colui che l’ha prodotto, conoscere a fondo Hayao Miyazaki. L’intera storia, infatti, è una grande autobiografia: ciò che accade al protagonista rispecchia quello che il regista ha veramente vissuto e, seppur coperto da veli di soprannaturale e fantastico, tutto quello che viene mostrato ha una qualche corrispondenza con il passato dell’autore o con la sua visione del mondo.

    La trama lineare, infatti, dovrebbe essere quella di un bambino, Mahito, sincero in giapponese, che dopo aver perso la madre si trasferisce con la nuova matrigna in una casa di campagna dove vive un’avventura straordinaria. A questo primo livello narrativo si aggiunge, però, quello della vita personale di Miyazaki: il padre che lavora in un’industria di aeroplani, la madre morta, l’incendio nell’ospedale, il lutto e il nuovo matrimonio sono tutte esperienze che hanno segnato anche la sua infanzia.

    Quando poi, nella seconda metà del film, si entra improvvisamente in un mondo surreale, con navi fantasma e animali volanti, ogni scena mantiene comunque una valenza e un significato più profondo. Questo passaggio rispecchia l’improvvisa entrata di Miyazaki nel mondo dell’arte. Infatti lui sostiene che la sua vocazione sia arrivata dal nulla, quasi caduta dal cielo, proprio come nel film è caduta dal cielo la torre che segna il passaggio da un universo all’altro.

    Inoltre il viaggio di Mahito nel soprannaturale è guidato dall’airone, che corrisponde allo stretto amico del regista Isao Takahata, ripreso non solo nei suoi modi di parlare e di atteggiarsi ma anche nel rapporto scherzoso che avevano. Da questo momento in poi, dunque, il regista si occupa del tema riguardante la sua produzione artistica, e si concentra soprattutto sull’eredità che lascerà ai posteri.

    L’argomento tocca particolarmente il disegnatore, in quanto già più volte aveva tentato di trovare un erede: prima aveva pensato a Yoshifumi Kondo, grandissimo artista che per lui realizzò un apprezzatissimo film, ma che morì giovane proprio a causa del troppo lavoro affidatogli da Miyazaki; il secondo fu suo figlio, a cui rinunciò dopo averlo visto produrre quello che è considerato il peggior film mai realizzato dallo Studio Ghibli, cioè “i racconti di Terramare”.

    Con alle spalle una produzione artistica colossale e davanti la morte ormai imminente, Miyazaki si chiede cosa se ne farà di tutto il suo lavoro, dell’impegno di una vita e quanto effettivamente è riuscito a lasciare alle generazioni future. La decisione che prende è ben espressa da una frase che Mahito legge incisa su una tomba: “colui che farà come me morirà”. Questa è un’espressione ripresa dalle arti marziali giapponesi e indica il fatto che tutto quello che nel tempo gli istruttori hanno insegnato ai loro allievi deve fungere unicamente da ispirazione, come base su cui costruire qualcosa di nuovo e unico. E’ questo che vuole dire Miyazaki: lui ha certamente creato un mondo magnifico e mai visto prima, ma noi non dobbiamo riscriverlo uguale o imitare il suo stile, ma prenderlo come ispirazione, accogliere tutti i messaggi che ci ha trasmesso, farli nostri e usarli per far crescere e germogliare la nostra particolare forma d’arte.

    Ne “Il ragazzo e l’airone”, infatti, a Mahito viene offerta la possibilità di diventare l’erede di quel mondo straordinario, essendo il vecchio costruttore ormai vicino alla morte, ma egli rifiuta e lascia che tutto crolli e cada a pezzi, per poi iniziare un nuovo mondo partendo da un sassolino trovato per caso a terra.

    Il film è dedicato e indirizzato a tutti i giovani artisti che cercano il loro modo di vivere: a questi Miyazaki offre tutto il suo lavoro e non perché diventino suoi eredi, ma perché ne traggano ispirazione e lo usino per creare ciò che vogliono, anche distruggendo ogni cosa, se necessario.