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  • Il paradosso dell’ignoranza

    Il paradosso dell’ignoranza

    di Francesca Colino

    È Socrate stesso ad affermare, implicitamente, che la conoscenza più grande è quella della propria ignoranza.
    In psicologia si descrivono due fenomeni strettamente collegati, seppur opposti fra loro, con il termine “paradosso dell’ignoranza”: l’effetto Dunning-Kruger e la sindrome dell’impostore.
    Teorizzato da David Dunning e Justin Kruger nel 1999, l’effetto Dunning-Kruger porta coloro che ne sono affetti a sopravvalutare le proprie competenze.
    Lo studio dei due psicologi nasce a seguito di una tentata rapina da parte di un uomo, chiamato McArthur Wheeler; egli tentò nel 1995 di rapinare due banche, senza indossare maschere o travestimenti. Era infatti convinto che coprendosi di succo di limone, cosa che effettivamente fece, sarebbe risultato invisibile.
    Colpiti da questo fatto, Dunning e Kruger hanno studiato l’accaduto da un punto di vista scientifico, svolgendo una serie di test grammaticali, logici e sul senso dell’umorismo. Prima di svolgere i test, a ciascuno dei candidati esaminati veniva chiesto di indicare il proprio grado di competenza in ogni campo. I risultati hanno mostrato che coloro che hanno competenze più basse si considerano, in realtà, molto più abili di quello che sono.
    Dall’esperimento di Dunning e Kruger emerge però anche l’aspetto opposto: coloro che hanno competenze maggiori sono quelli che si sono dati una valutazione inferiore.
    Questo fenomeno è definito “sindrome dell’impostore” ed è la condizione secondo cui chi è in una posizione di successo o raggiunge risultati con i propri sforzi non se ne attribuisce il merito, reputandoli più il frutto di una casualità o un colpo di fortuna; questo li porta a sentirsi sbagliati nel loro successo, letteralmente degli impostori, e ad avere paura di essere scoperti.
    L’esperimento di Dunning e Kruger conferma la loro ipotesi di partenza: occorre una conoscenza specifica per rendersi conto della propria ignoranza. Non è un caso che siano proprio i più competenti a sottovalutarsi. La loro vera conoscenza sta nel riconoscere le proprie lacune, a differenza dei meno competenti che, non avendo una conoscenza generale della materia, non si renderanno mai conto dei propri errori. È proprio questo il punto di forza dei più sapienti: essendo consapevoli delle loro lacune, evitano più facilmente di commettere errori.
    Gli effetti psicologici sono evidenti, ed influiscono soprattutto sull’autostima. Sia l’effetto Dunning-Kruger che la sindrome dell’impostore restituiscono una percezione distorta delle proprie capacità. In particolare, poi, risulta molto più difficile convincere le persone affette dall’effetto Dunning-Kruger delle proprie reali capacità.
    Questi fenomeni, soprattutto il primo, hanno anche una conseguenza a livello sociale. Una distorsione della percezione delle proprie competenze, infatti, porta inevitabilmente alla distorsione della percezione delle competenze altrui; a causa di ciò molte persone competenti potrebbero ritrovarsi svalutate e private del loro vero potenziale, poiché giudicate da persone meno competenti; e ponendo che il soggetto mal giudicato soffra della sindrome dell’impostore, egli potrebbe arrivare a credere a questa falsa percezione. Inoltre, secondo gli studi, è più complicato convincere le persone che soffrono di effetto Dunning-Kruger delle loro reali capacità, cosa che potrebbe portare a rischi di tipo professionale con conseguenze sugli altri anche molto gravi. Il primo passo, e anche il più efficace, per combattere entrambi questi fenomeni è consultarsi con gli altri. Avere dei pareri esterni, soprattutto se numerosi e che sostengono la stessa idea, è fondamentale per mettersi in dubbio e ricercare la verità.
    Tutto il concetto trattato sopra, si può trovare, prima di Dunning e Kruger, nella famosa frase di Socrate: “So di non sapere”, detta dopo essere stato nominato dall’oracolo di Delfi l’uomo più sapiente di tutti. Questo ha dato da pensare a molti studiosi poiché può essere interpretato in molti modi diversi; uno in particolare segue perfettamente il discorso: la conoscenza dell’ignoranza è ciò di più prezioso si possa possedere e la semplice frase “So di non sapere” è in realtà la chiave per una conoscenza infinita.