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  • La malacarne, Beatrice Salvioni

    La malacarne, Beatrice Salvioni

    di Arianna Enei

    Ne La Malnata Francesca, stanca di sentirsi un burattino i cui fili sono tirati da una società che non lascia spazio alle donne, si avvicina a Maddalena, soprannominata appunto “la Malnata”, portatrice di guai e di morte. Viene attratta fin da subito dal carattere ribelle di Maddalena, che non frequenta la chiesa del paese, non si veste in modo adeguato a una signorina, passa le giornate al fiume Lambro divertendosi a sporcarsi. Maddalena viene evitata da tutti i paesani. Girano voci in paese, che la vogliono responsabile della morte del fratello minore, precipitato dalla finestra di casa mentre stavano giocando: la Malnata porta sventura e nient’altro. Francesca entra a far parte del gruppo dei “Malnati”: Maddalena, Filippo e Matteo. I quattro in entrambi i libri ne combinano di tutti i colori, ed è affascinante vederli crescere; anche nel momento in cui prendono strade diverse, qualcosa li lega, e non si separeranno mai del tutto.

    Ne La Malacarne Maddalena finisce in una clinica psichiatrica, Matteo viene ferito combattendo fieramente per la patria, Filippo è costretto a combattere nonostante il terrore della guerra, Francesca cresce e taglia le sue radici familiari. Quei bambini che pensavano solamente a divertirsi senza preoccuparsi degli adulti, assumono ora un ruolo all’interno di un mondo che fino a quel momento era stato qualcosa che avevano osservato solo da lontano. Iniziano a prendere decisioni importanti: se sposarsi, chi frequentare, decidere cosa è bene e cosa non lo è, di chi fidarsi e di chi diffidare, se vale la pena mentire per un nobile fine.

    Leggere le vicende di questi personaggi divenuti adulti lascia la stessa sensazione che si prova nel vedere un fratello crescere: alla fine de La Malnata i quattro protagonisti sono ancora dei bambini, fin dall’inizio de La Malacarne invece, il lettore li percepisce già adulti evocando un senso di nostalgia.

    Esattamente come ne La Malnata, l’autrice inizia il secondo libro nel pieno sviluppo di una curva di tensione. Dopo aver descritto una Francesca spaventata e spaesata, appena arrivata a casa dell’amico Noè Tresoldi con una cappelliera piena di lettere stretta al petto, la Salvioni pone l’attenzione sui fatti che hanno portato la protagonista a chiedere aiuto proprio all’amico. 

    Fin dall’inizio del romanzo ci rendiamo conto che Francesca è maturata come il resto dei personaggi: ispirata da Maddalena, ha smesso di farsi manipolare dalla società e da leggi ingiuste; conosciamo una donna ribelle. Una donna che non avremmo mai immaginato essere Francesca Strada. Una nuova Francesca. Al contrario, Maddalena non ha più la stessa spinta che aveva da bambina a infrangere le regole solo per il gusto di farlo, ma è cresciuta. Ha imparato a nascondersi, stanca di essere percepita come appestata dai suoi conoscenti. Ma nonostante i diversi sviluppi dei loro caratteri, il legame delle due non si spezza.

    Leggendo di questa amicizia indissolubile, che sembra passare oltre qualsiasi peripezia, percepiamo Francesca e Maddalena quasi come un solo organismo, in simbiosi. La Salvioni vuole dirci che le due ragazze sono i due estremi della nostra personalità. «Sono stata molto più Francesca da ragazzina, spaventata dalle regole, dall’andare fuori dai binari. Nel percorso di ognuno di noi però c’è sempre quella persona malnata che ti scrolla di dosso la responsabilità di essere perfetta. In realtà Francesca e Maddalena sono entrambe parte di noi», dice durante un’intervista rilasciata su Lampoon.

    Riguardo al rapporto tra le due protagoniste, la Salvioni è stata criticata per aver copiato Elena Ferrante che ne L’amica geniale narra di due ragazze, Lila e Lenù, per certi versi simili a Maddalena e Francesca. L’autrice però, nella medesima intervista, respinge questa accusa: Maddalena e Francesca sono maturate in lei molto prima che leggesse L’amica geniale e che iniziasse a scrivere La Malnata. La Salvioni racconta di aver sempre scritto su coppie di personaggi simili a Maddalena e Francesca, nelle quali uno faticava a sottostare alla regole, mentre l’altro le aveva sempre seguite per timore di cosa sarebbe successo altrimenti.

    Quindi la Salvioni non si ispira ad Elena Ferrante. Prende piuttosto ispirazione da altri personaggi per costruire quello di Maddalena: “Maddalena La “Malnata”, poi, è un personaggio a sé, nel senso che fa parte di tutti quei personaggi che mi hanno sempre affascinato nella letteratura, quelli che sono stati esclusi, ostracizzati, marginalizzati, solo per un comportamento sbagliato, come la Lupa di Giovanni Verga,  per il loro aspetto fisico, come Rosso Malpelo, sempre di Verga. Mi sono sempre piaciuti i personaggi così, perché mi sembrano speciali. In qualche modo quella società che li ha esclusi la vedono con maggior chiarezza e riescono a capire le cose che gli altri, proprio perché hanno paura del giudizio, non riescono a vedere”, dichiara in un’intervista per Sololibri.net.

    Con un sequel pieno di colpi di scena e di crescita, Beatrice Salvioni continua una storia che permette di affezionarsi ai personaggi, di vederli fallire, vincere, amarsi e odiarsi.