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  • Il diplomatico non è un dolce

    Il diplomatico non è un dolce

    di Ludovica Maria Accardi e Carlotta Bertinelli

    Il 14 Dicembre l’Auditorium del Liceo Minghetti ha ospitato una conferenza sul lavoro del diplomatico, tenuta da Antonio Bernardini, ambasciatore dell’Expo 2023 a Roma. 
    Classe ‘57,  laureato in Scienze Politiche alla Aldo Moro di Bari, Bernardini vanta una carriera da homo novus. Dopo aver conseguito la laurea, nel 1984 vinse un concorso pubblico che gli permise di accedere alla tanto ambita Carriera Diplomatica e, l’anno seguente, iniziò a lavorare presso il Ministero degli Affari Esteri come volontario. Tuttora è impiegato come docente al concorso di ammissione alla Carriera Diplomatica. 

    Bernardini, durante la conferenza, ha raccontato come nel suo primo anno da volontario si sia ritrovato faccia a faccia con un caso internazionale, che dunque prendeva in causa anche l’Italia: la nave Achille Lauro, un transatlantico impegnato in una crociera a largo del Mediterraneo, venne dirottata dal Fronte per la Liberazione della Palestina. Dopo il naufragio, il capitano della nave, Gerardo De Rosa, si confrontò con i diplomatici italiani, raccontando la sua versione dei fatti, e Bernardini decise di connettersi segretamente con l’ufficio intero per far ascoltare la chiamata. L’idea del diplomatico si rivelò piuttosto utile, in quanto De Rosa ignorò un dettaglio essenziale: l’uccisione di Leon Klinghoffer, un uomo ebreo paraplegico di nazionalità statunitense, la cui morte era stata inizialmente omessa. La sua uccisione scatenò una forte reazione da parte degli Stati Uniti, fronteggiata con successo dalla diplomazia italiana. 

    Dopo aver parlato della sua carriera, Bernardini ha proseguito la conferenza mostrando agli studenti una serie di statistiche riguardo il suo lavoro, e spiegando che l’Italia investe circa 1.995 milioni di euro sulla diplomazia, quasi lo 0,11% del PIL italiano,  circa otto volte in meno rispetto al Regno Unito, per finanziare un totale di 7.117 dipendenti, di cui solo 3.583 di ruolo. 

    Secondo le statistiche del concorso diplomatico, sono stati assunti  556 dipendenti, dal 2003 al 2023, di cui solo 30,76% sono donne. Il 62% sono laureati in relazioni internazionali, e provenienti perlopiù dalle università di Milano, Roma e Bologna, che si configura tra le prime in Italia per le lauree politiche. 

    Tuttavia, occorre dire che il mondo della diplomazia italiana è in difetto per quanto riguarda gli aspiranti diplomatici laureati nelle università del Sud, i quali non riescono a superare i test dei concorsi pubblici. 
    Tali dati, inferiori a quelli di altri paesi dell’Unione Europea, evidenziano l’esigenza di investire nella diplomazia italiana, soprattutto all’estero. L’Italia, che di per sé vanta una grande potenza esportatrice, si avvale di numerose comunità italiane estere, che però, secondo Bernardini, potrebbero essere utilizzate in altri modi.

    La carenza di diplomatici italiani è probabilmente causata dalla difficoltà del concorso pubblico, che a differenza di altri paesi, è obbligatorio. Nonostante ciò, Bernardini ha affermato con convinzione che per essere un diplomatico, ciò che serve realmente è avere una grande volontà di imparare e di approcciarsi al mondo, e di essere pronti a sacrificarsi con impegno allo studio e, soprattutto, alla socialità internazionale.

    La sua esperienza, raccontata con passione e leggerezza, ha permesso agli studenti di comprendere, almeno in parte, in cosa consiste il suo lavoro: il diplomatico è un impiegato dello stato che si occupa di conoscere e mantenere saldi i contatti internazionali, oltre ad avere un confronto aperto e pacifico sulle questioni moderne.

    Il ruolo del diplomatico è cambiato con gli anni, e in tempi moderni è decisamente messo alla prova dalla situazione geo-politica attuale: la crisi della democrazia, il cambiamento climatico, il conflitto palestinese-israeliano, sono solo alcuni aspetti con cui la diplomazia italiana si deve interfacciare ogni giorno. 

    Bernardini ha infine affermato che “il futuro è in mano alle scelte cruciali che verranno votate e attuate in questo periodo storico, e molto presto saranno i giovani, come noi un tempo, a determinare un nuovo futuro.” 
    Dopo la prima parte di esposizione del lavoro del diplomatico e di spiegazione del periodo storico di cui siamo protagonisti, Bernardini si è occupato di rispondere alle domande del pubblico.

    Domanda: Rispetto al ruolo di  diplomatico, quanto è condizionato dalle scelte politiche di cui si è ambasciatori, e dunque dalla politica estera?

    Risposta: Il diplomatico si trova strettamente a contatto con il governo, sia quello del proprio paese, sia quello estero. È importante però capire che questo ruolo, attraverso la sua esperienza e conoscenza, è un mezzo per aiutare il governo a fare una scelta. Ovviamente, al diplomatico viene data una certa autonomia riguardo le discussioni e le interazioni internazionali che però sono sempre limitate ad un confronto continuo con il Governo di passaggio. 

    D: Il lavoro del diplomatico potrà mai essere sostituito dall’azione dell’intelligenza artificiale?

    R: Nonostante l’intelligenza artificiale sia utile per molti ambiti, in quanto ne riduce le eventuali difficoltà, il mondo della diplomazia è costituito da contatti e connessioni che possono essere agevolate dall’immediatezza dei nuovi social (WhatsApp, Twitter, Instagram/Threads) ma che mai potranno essere sostituiti da questi. Il mio settore è preoccupato dall’avanzamento della tecnologia per quanto riguarda le situazioni e gli impieghi secondari, ma la parte della socialità non è qualcosa che crea timore.