di Carlotta Bertinelli
Non tutti i prodotti cinematografici ottengono il successo meritato, a causa di alcuni elementi, spesso nascosti e inespressi, che li trascinano nel fallimento. Nel vasto complesso dell’animazione, Disney e Dreamworks rappresentano due titaniche entità, caratterizzate da diverse impronte distintive: la prima classica e fiabesca, è adornata da personaggi classici, la seconda moderna e audace, è ricca di personalità più contemporanee e antieroiche.
Alcuni dei loro progetti più ambiziosi si sono però rivelati dei veri e propri fallimenti, o utilizzando un termine dell’internet, dei grandi “flop”.
La Strada per El Dorado, Dreamworks
Tulio e Miguel sono due scaltri e carismatici truffatori che, durante il periodo della conquista spagnola delle Americhe, giungono presso la leggendaria civiltà di El Dorado. I due decidono di fingersi una coppia di potenti divinità, il cui arrivo era stato profetizzato da un malefico sacerdote esperto di astrologia. L’arrivo di un potente nemico li costringerà a scegliere tra le ricchezze della popolazione indigena e l’integrità del loro animo.
Il film sarebbe dovuto uscire nell’autunno del 1999, ma l’arrivo nelle grandi sale cinematografiche fu posticipato di 6 mesi a causa di un cambio di direzione: inizialmente la storia doveva essere rivolta ad un pubblico più maturo rispetto a quello dei bambini, e presentare temi più profondi e scene più esplicite. Successivamente il racconto prese una piega molto più leggera ed umoristica, si trasformò in una commedia d’avventura con toni più gioiosi, scene d’amore meno evidenti e personaggi comici e spiritosi. Fu proprio questo lungo cambio di rotta che portò il prodotto finale, completamente diverso dal progetto iniziale, al fallimento, poiché il pubblico venne a sapere del mutamento solo all’ultimo momento, dopo essere stato illuso di una visione di un cartone animato che seguisse le tracce de Il principe d’Egitto.
La strada per El Dorado causò alla Dreamworks un danno di circa 20 milioni di dollari, poiché dopo averne spesi 95 ne incassò solo 75 milioni. Il problema maggiore fu probabilmente la pubblicità ingannevole che la Dreamworks divulgò poco prima dell’uscita del cartone animato, che venne interpretato come un omaggio storico invece che come una commedia dai toni piuttosto leggeri.
Atlantis – L’Impero perduto, Disney
Milo è un giovane linguista e cartografo, appassionato di storia e ricerca e determinato ad ottenere fondi per portare a termine una grande scoperta: trovare la città di Atlantide, un impero sommerso, affondato da uno tsunami quasi 8000 anni fa. Interviene in suo aiuto il ricco P. Whitmore che dona al ragazzo un antico manoscritto vichingo che indica la strada per trovarla. Dopo avventure, scoperte e imprevisti la misteriosa città di Atlantide verrà ritrovata, ma un tradimento porterà la rivelazione ad essere un vero e proprio incubo.
Seduti al tavolo di un ristorante messicano, K.Wise, G.Trousdale, D.Hahn e T. Murphy, reduci dalla creazione del Gobbo di Notre Dame, nel ‘96 cominciarono a lavorare ad un nuovo prodotto. Il progetto di Atlantis fu subito allontanato dalla solita impronta fiabesca tipica della Disney, e fu accostato ad una trama ricca di avventura e di azione, incentrata molto sul tema del viaggio. I punti di riferimento erano piuttosto evidenti: i libri di Jules Verne. L’obiettivo era quello di costruire una civiltà che si potesse distinguere negli usi e costumi, e gli elementi da cui venne presa ispirazione furono le antiche civiltà sudamericane.
Riguardo al lavoro sull’animazione, si decise di riproporre la pellicola in 70mm, fondendola però con la CGI, creando così un ibrido, realizzato per ottenere una grafica il più dinamica possibile.
Una volta uscito nelle sale, Atlantis dovette competere con Shrek e Lara Croft: Tomb Raider; costato 100 milioni di dollari, il progetto ne incassò solo 186 e venne dichiarato un fallimento da Thomas Schumacher, allora il presidente della Disney.
Atlantis inoltre suscitò molte critiche a causa di un’accusa di plagio dell’anime Nadia: il mistero della pietra azzurra.
