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    Wood Wide Ants – Scoprire il mondo delle formiche per comprendere il nostro

    di Carlotta Bertinelli e Beatrice Sciacca 

    “Ogni organismo, anche quello che sembra più insignificante, può nascondere grandissime scoperte: “so di non sapere” è il principio socratico su cui si basa la scienza”.
    Questo è uno dei concetti cardine su cui si è basata la coloritura “Wood Wide Ants: scoprire il mondo delle formiche per comprendere il nostro”, tenuta dal professore associato di zoologia dell’Università di Bologna Fabrizio Ghiselli e dal laureando in Scienze Naturali e divulgatore scientifico Enrico Strada

    L’attività, che si è svolta in quattro giorni, ha approfondito vari argomenti scientifici, come la genomica e la biodiversità, utilizzando come filo conduttore Wood Wide Ants (WWA), un nuovo progetto incentrato sulla mirmecologia, una branca della zoologia che deve il proprio nome al termine greco μύρμηξ “formica”. La popolazione dei Mirmidoni trae da qui il proprio nome, a causa del re Mirmidone, figlio di Zeus e di Eurimedusa, che il dio aveva sedotto assumendo l’aspetto di una formica. WWA si propone di ricostruire un modello di alta qualità del genoma della Formica Paralugubris. Questa, in quanto specie alloctona altamente invasiva, negli ultimi anni ha causato molteplici danni alla fauna italiana: l’obiettivo della ricerca è quello di comprenderne le caratteristiche morfologiche ed etologiche per valutare il rischio corso dall’ecosistema a causa sua. 

    Lo studio di questa specie, tuttavia, non è l’unico obiettivo di Wood Wide Ants: la divulgazione delle scoperte e dei dati è infatti parte integrante del progetto, che vuole riuscire a coinvolgere in maniera attiva la cittadinanza proprio a partire dalle scuole. 

    La coloritura si è articolata in due fasi: una prima parte teorica, che aveva lo scopo di fornire le basi scientifiche per capire il fulcro della ricerca e una seconda più laboratoriale, attraverso cui metterle in pratica per sperimentare in parte il mestiere del biologo. 

    Le prime lezioni hanno approfondito la formica e le sue caratteristiche. Essa presenta circa 14000 specie diverse ed è considerata un essere eusociale (dotata quindi del più alto grado di organizzazione raggiungibile da una specie animale): vive infatti all’interno di colonie, composte da membri altamente specializzati nel proprio ruolo e con più generazioni sovrapposte e in cooperazione tra di loro. Con l’ausilio di programmi didattici interattivi e video divulgativi, sono stati approfonditi l’efficienza nella costruzione delle colonie e l’istinto alla collettività che caratterizzano le formiche, disposte addirittura a formare ponti o zattere di corpi per garantire la sopravvivenza delle compagne. In merito a ciò, i biologi Edward Wilson e Bert Holldobler fanno riferimento a questo sistema altamente complesso, composto tuttavia da organismi ed interazioni semplici, utilizzando il termine “superorganismo”. 

    Ma a cosa si devono questa grande laboriosità e questo spiccato senso dell’adattamento? L’evoluzione è la risposta: un’altissima variabilità genetica, una rapida riproduzione continua ed il tempo hanno permesso alle formiche di adattarsi in maniera perfetta alla maggior parte degli ecosistemi terrestri (e per questo vengono definite ubiquitarie). È tuttavia fondamentale comprendere che, quando si parla di evoluzione, non ci si riferisce necessariamente ad un progresso positivo, ma piuttosto ad un cambiamento che, talvolta,

    può anche essere svantaggioso. Non è però questo il caso della Formica Paralugubris che, dalla sua iniziale introduzione in Italia per mano dell’uomo, avvenuta negli anni Cinquanta, si è diffusa a tal punto da diventare una specie altamente invasiva. La facile proliferazione di organismi alloctoni è il risultato di molteplici fattori: innanzitutto la competizione con gli altri esseri viventi, abituati ad una convivenza inalterata, è quasi inesistente; inoltre la loro introduzione in un ambiente già danneggiato favorisce un inserimento più stabile. Inizialmente, proprio per la sua efficienza, Formica Paralugubris venne introdotta contro i parassiti che infestavano le conifere come strumento per la lotta biologica. Questo metodo consiste nello sfruttamento del rapporto di ostilità tra i vari organismi per limitare la riproduzione di quelli che risultano dannosi per l’uomo. Successivamente, l’eccessiva proliferazione di questa specie aliena è divenuta dannosa per l’equilibrio dell’intero ecosistema: l’analisi completa di questo organismo e la successiva divulgazione sono il nucleo di WWA e permettono una conoscenza approfondita e dettagliata della Formica Paralugubris. Questi ultimi aspetti sono stati replicati nei laboratori pratici proposti. 

    La parte divulgativa è stata approfondita partendo dal concetto di Citizen Science(“scienza dei cittadini”): questo nuovo metodo di ricerca si pone l’obiettivo di coinvolgere in maniera attiva la cittadinanza, alla quale vengono assegnati semplici compiti come il raccoglimento di dati o i censimenti. L’abbattimento dei costi, la sensibilizzazione agli argomenti di ricerca e la democratizzazione della scienza sono solo alcuni degli innumerevoli vantaggi portati dalla Citizen Science, ancora giovane ma destinata ad un’ampia crescita. 

    La classe è stata coinvolta tramite l’utilizzo del programma online INaturalist, finalizzato al raccoglimento dei dati degli utenti a vantaggio della ricerca: l’obiettivo del laboratorio era quello di ideare un’applicazione capace di coinvolgere il pubblico e di raccogliere dati su alcune specie alloctone specifiche. Le proposte emerse sono state molteplici: “NutriAlert” e “MySwamp”, per esempio, sono due giochi a punti ideati dagli studenti il cui scopo consiste nell’individuare le specie alloctone in giro per l’Emilia Romagna

    Per quanto riguarda lo studio della morfologia e della genomica, sono state effettuate due attività molto particolari. Per sperimentare la parte di ricerca che si occupa della morfologia i due esperti hanno proposto un laboratorio di tassonomia, una scienza che si occupa della classificazione delle specie viventi in base alle loro caratteristiche anatomiche. Gli studenti, organizzati in due gruppi, hanno tentato di suddividere in tre sottofamiglie otto esemplari di formiche sparse, osservandole attraverso un microscopio stechiometrico. Per quanto riguarda lo studio del genoma, è stato organizzato un laboratorio in cui sono stati analizzati dei testi che presentavano numerosi errori (come ripetizioni, parole sconnesse e scritte male): questi riproducevano fedelmente il genoma di otto tipologie di formiche. In base alle corrispondenze tra le inesattezze testuali, bisognava raggiungere lo stesso obiettivo del laboratorio precedente: raggruppare in tre sottofamiglie le otto formiche descritte. 

    Il confronto tra i risultati di entrambe le attività ha messo in evidenza le tre categorie analizzate: le Formicinae, le Myrmicinae e le Dolichoderinae

    In soli quattro giorni si è spaziato tra numerosissimi ambiti: le lezioni hanno trattato non solo di mirmecologia, ma anche di evoluzione, genomica comparata, biodiversità e citizen science. L’aspetto migliore del progetto è stata la varietà metodica attraverso cui questi argomenti sono stati affrontati. Enrico e Fabrizio sono stati capaci di esporre le loro conoscenze, quasi enciclopediche, non solo tramite lezioni frontali (in ogni caso estremamente interessanti), ma

    anche interattive e addirittura laboratoriali, rendendo il processo di apprendimento coinvolgente e affascinante. Inoltre è stata messa in luce l’importanza di condividere la scienza, in un contesto in cui la cultura, purtroppo, viene sempre più sottovalutata. La coloritura ha, infine, ribadito un aspetto fondamentale: la divulgazione non è mai abbastanza.